Grazie agli studi condotti all’interno del protocollo HealthRhythms patrocinato da Remo, è stato possibile ampliare il valore della metodologia del DRUM CIRCLE grazie alle ricerche scientifiche condotte da Barry Bittman, CEO e presidente del Yamaha Music and Wellness Institute.

La sua ricerca scientifica pubblicata su peer review si concentra sulla riduzione dello stress da livelli psicosociali a genomici utilizzando nuove strategie di espressione musicale creativa.

Il dottor Bittman è un neurologo, autore, relatore internazionale e ricercatore. E’ a capo di team interdisciplinari innovativi nello sviluppo di protocolli, algoritmi e strategie integrative complete che consentono a una rete di consegna integrata di ottimizzare l’assistenza e raggiungere gli obiettivi all’interno di ogni sorta di comunità.

Ecco di seguito una serie di ricerche scientifiche che dimostrano come l’effetto di suonare tamburi e percussioni sia di beneficio per facilitare il potenziale umano a livello individuale e relazionale.

RAFFORZARE IL SISTEMA IMMUNITARIO (ricerca scientifica del 2001)

Un sano sistema immunitario è una chiave fondamentale per prevenire malattie infettive.

Siamo esposti a milioni di germi ogni giorno, così l’affidabilità del nostro sistema immunitario nel combattere le infezioni potenziali è di indiscutibile importanza.

Cosa significa che tramite suonare tamburi e percussioni in gruppo possiamo rafforzare il sistema immunitario? Lo studio su 111 partecipanti al protocollo di empowerment con le percussioni ha mostrato un significativo aumento nell’attività delle cellule natural killer dopo soltano un’ora di sessione di gruppo.

Le NK cercano e distruggono le cellule cancerose e quelle infette da virus.
Inoltre, il rapporto indica il miglioramento degli schemi neurologici associati alla risposta allo stress.

Vedi la ricerca completa in inglese QUI.

IL DRUM CIRCIE PER COMBATTARE IL BURNOUT IN AZIENDA (ricerca scientifica del 2003)

Il cosidetto burnout è la sindrome da stress lavorativo, caratterizzata da esaurimento emotivo, irrequietezza, apatia e senso di frustrazione, frequente soprattutto nelle professioni ad elevata implicazione relazionale (medici, infermieri, insegnanti, assistenti sociali, ecc.)

Il fenomeno, infatti, fu inizialmente studiato negli anni ‘70 in America e osservato dalla psichiatra Maslach all’interno dei reparti di igiene mentale, nei professionisti che si occupavano dell’assistenza dei pazienti.

Tuttavia, oggi, questo malessere non colpisce solo le cosiddette ‘helping professions’, ma è diffuso e trasversale: interessa infatti donne e uomini di tutte le età, appartenenti ai più diversi profili lavorativi.

Ma quali sono le cause del burnout? È possibile riconoscerne i sintomi e intraprendere un percorso di recupero?

Esistono, però, nuove cause che generano burnout. Il fenomeno, oggi, è imputabile soprattutto alle caratteristiche dell’attuale mondo del lavoro, ma anche dei moderni stili di vita: l’ansia da prestazione è infatti un fenomeno tipico della società in cui viviamo, che coinvolge persino i bambini in età scolare.

I giovani, in particolare, si scontrano spesso con una realtà lavorativa che non è quella desiderata o per cui sono portati, con dinamiche e condizioni di lavoro che sacrificano il lato umano, a favore di una logica prettamente economica.

Questo può generare un forte stress di cui, spesso, ci si accorge tardi e che porta a volte a decisioni improvvise e non razionali, come auto-licenziamento, assenteismo o disturbi del comportamento che causano l’allontanamento della persona da parte dei suoi superiori.

Tra le cause oggettive del burnout, determinate da condizioni e dinamiche di lavoro, troviamo:

  • scarsa retribuzione;
  • ore straordinarie (mal retribuite o gratuite);
  • mancanza di tutele e incentivi;
  • ambiente esterno stressante (come avviene, ad esempio, in caso di luci e musica costante all’interno di molti negozi della grande distribuzione);
  • competizione;
  • incomunicabilità tra reparti e tra ruoli;
  • gratificazioni insufficienti:
  • dinamiche di mobbing (persecuzione psicologica).

Per tutta questa serie di motivi il burnout sta sempre di più diventando un fenomeno gravante in moltissimi ambienti lavorativi, dove si viene a creare un’atmosfera ed un contesto di disagio in cui dipendenti e/o collaboratori esterni non sono stimolati a dare il meglio di sé, in una condizione psico-emotiva di bassa autostima e fiducia.

Ciò sfocia inevitabilmente in relazioni umane molto precarie ed instabili, oltre ad una minore efficienza e produttività che va a gravare su un aspetto fondamentale di ogni azienda: il portafoglio.

Va da sé che è una condizione che non porta beneficio a nessuno. Per questo stanno sempre di più uscendo metodologie formative ed esperienziali per far sì che certi contesti diventino costruttivi piuttosto che distruttivi, cambiando così il paradigma che è alla base dello scontento generale tramite percorsi individuali e di gruppo che stanno raggiungendo notevoli risultati.

Il metodo del Drum Circle, ovvero suonare in una sorta di jam session guidata tamburi e percussioni in cerchio, è stato usato da noi di OneBeat con notevole successo in svariate aziende che operano in campi anche diametralmente opposti ed è anche supportato dalle recenti ricerche scientifiche promosse da HealthRhythms, sviluppate da REMO USA.

Burnout degli impiegati & Riduzione del cambio del personale: il Drum Circle migliora lo stato d’animo e riduce il Burnout

Lavorare in un ambiente di assistenza a lungo termine per gli anziani non autosufficienti può essere veramente stressante. Un basso livello sia di stress negli operatori che di ricambio del personale si traducono in una migliore cura per gli ospiti ed in un risparmio dei costi legati agli impiegati.

Il dipartimento USA sulla salute stima che nelle case di riposo ci sia un ricambio annuo del personale fra il 70 ed il 100% (Wilner 1999).

Durante 6 sessioni di studio con il Drum Circle su 112 impiegati in strutture di assistenza agli anziani, il 46% ha mostrato un significativo miglioramento dell’umore.

Quando un test di follow-up è stato effettuato 6 settimane dopo la fine dello studio, il miglioramento nello stato d’animo aveva continuato a crescere aumentando fino al 62%.

Basandosi sulle già acquisite conoscenze derivate dagli studi dei fattori che influenzano la decisione per un impiegato di licenziarsi, un team di analisti dell’impatto economico ha calcolato che questi miglioramenti avrebbero portato ad una riduzione del cambio del personale del 18,3%.

Il follow-up realizzato nella struttura dello studio dimostrò poi una riduzione ancora più elevata di quella stimata nelle proiezioni.

Vedi la ricerca completa in inglese QUI.

Ovviamente la miglior cosa per comprenderne appieno le potenzialità è farne esperienza diretta, proprio come è avvenuto per il Cardiocentro Ticino di cui la gentile Lavinia Vlad, infermiera capo reparto sala operatoria, ha lasciato una testimonianza del nostro corso di formazione:

“Ho avuto il piacere di conoscere Cristiano nell’ambito di un privilegiato evento formativo aziendale.

Ci ha accompagnati con molta dedizione e talento sulla strada della consapevolezza di sé e della complessità relazionale, ha reso possibile “l’impossibile” dando a tutti i partecipanti la soddisfazione dimorante nel vero impegno e nella voglia di superare i propri limiti.

Splendida lezione a partire da se stessi e della messa in servizio della sua passione: musica! Grazie Cristiano, grazie agli organizzatori per l’opportunità!”

DRUM CIRCLE PER COMBATTERE LO STRESS A LAVORO

“Lo stress è veramente la componente base di ogni malattia.” dice James Rosenbaum, MD.

I ritmi lavorativi moderni hanno ormai posto questa evidenza scientifica sotto i nostri occhi in maniera imponenete e, talvolta, drammatica.

Basti pensare che in Italia, nella fascia di età compresa tra 45 e i 55 anni, abbiamo il brutto primato delle più elevate percentuali di persone che si sentono stressate a causa della propria attività lavorativa.

I più a rischio sono le donne, coloro che hanno contratti precari e quelli che lavorano oltre le 50 ore a settimana.

Le conseguenze di condizioni lavorative stressanti alzano drasticamente i livelli di ansietà, nervosismo, sfiducia generalizzata in se stessi, latente insoddisfazione, repulsione verso ciò che ricorda il lavoro; che si tramutano in alcuni casi più gravi in aggressività, azioni impulsive, comportamenti provocatori e, nella peggiore delle ipotesi, depressione.

Tutti questi fattori creano nell’ambiente lavorativo di gruppo relazioni umane precarie che sono causate principalmente da una poca predisposizione all’ascolto di sé e degli altri, al dialogo con i propri colleghi e da un accentuato egoismo che allontana l’individuo a sentirsi parte di un gruppo, rendendo di conseguenza deficitaria la produttività e l’efficienza collettiva dell’azienda.

Come noto lo stress è un disagio che il mercato attuale tende ad imporre ad ogni azienda, ma è divenuto di fondamentale importanza non farsene sopraffare, trovando metodologie formative ed esperienzali di incontro fra colleghi che aiutino ad affrontare le stesse situazioni con costruttività piuttosto che con distruttività.

Il Drum Circle è una di queste metodologie che abbiamo portato con successo in numerose aziende come General Electric, Pfizer, Sky, Mercedes-Benz, Fiat e molte altre in cui condizioni di alto stress inficiano spesso sulla qualità del lavoro e del benessere dei dipendenti.

Come ogni cosa, il migliore modo per comprenderne al meglio le potenzialità è farne esperienza diretta, proprio come è avvenuto per Ilio Ricci, responsabile commerciale di Mercedes-Benz Italia:

“Dopo tanti anni di formazione seguita nelle varie aziende per le quali ho lavorato, ho scoperto che esiste un modo fresco coinvolgente e stimolante per parlare di TEAM BUILDING.

A novembre Mercedes-Benz ha chiesto a me ed ai miei colleghi responsabili di costruire una giornata di team building per le 60 persone che collaborano con noi.

Ci siamo rivolti a Dharma Cristiano Botti e seguendo le sue indicazioni abbiamo creato un momento MAGICO che ha coinvolto tutte e 60 le persone (un mix di donne e uomini con profili lavorativi che vanno dai venditori agli impiegati) con un risultato a dir poco ENTUSMIANTE!!
Grazie.”

IL DRUM CIRCLE INVERTE LO STRESS A LIVELLO GENOMICO (ricerca scientifica del 2005)

“Lo stress è veramente la componente base di ogni malattia.” – James Rosenbaum, MD.

Questo studio pubblicato nel Febbraio 2005 sul giornale internazionale di ricerca Medical Science Monitor mostra per la prima volta che suonare uno strumento musicale può invertire componenti multipli della risposta allo stress dell’uomo, a livello del genoma.

Noi sappiamo da studi precedenti che il protocollo di salute con le percussioni sviluppato dalla REMO riduce lo stress ed il burnout, migliora gli stati d’animo e rafforza il sistema immunitario.

Questo studio ha osservato gli effetti del fare musica ricreazionale a livello genomico ed ha dimostrato non solo una riduzione dello stress, ma l’inversione di 19 regolatori genetici che accendono la risposta allo stress, ritenuti responsabili dello sviluppo di malattie comuni.

Vedi la ricerca completa in inglese QUI.

BENEFICI SUL BENESSERE DEGLI IMPIEGATI IN AZIENDA
(rafforza il sistema immunitario dei dipendenti d’azienda, ricerca scientifica del 2007
)

La crescente evidenza che lo stress sul lavoro influenzi la predisposizione alle malattie enfatizza l’importanza di trovare modalità efficienti nel management dello stress.

Questo studio su impiegati d’azienda in Giappone è stato condotto per verificare se questa strategia di benessere legata alle percussioni possa dimostrare effetti positivi sulla biologia dello stress nell’ambiente di lavoro.

HealthRhythms (ritmi per la salute) ha un potenziale significativo nell’utilizzo per il benessere dell’ambiente lavorativo aziendale. (Masatada, W., Koyama, M., Utsuyama, M., Bittman, B., Kitagawa, M., Hirokawa, K., 2007).

Vedi la ricerca completa in inglese QUI.

Sempre gli studi di HealtRhythms hanno dimostrato che risultano sufficienti 40 minuti continuativi di attività con tamburi o percussioni per indurre i seguenti effetti benefici:

  • Aumento della produzione di endorfine, dopamine, norepinefrine, alla base della sensazione di benessere e piacere.
  • Riduzione dell’ansia, stress e disturbi d’umore.
  • Attivazione dell’immaginario, sincronizzazione dell’attività dei due emisferi cerebrali (logico e analogico), facilitazione dell’integrazione cognitivo-emozionale.
  • Miglioramento della capacità di concentrazione e apprendimento.

Inoltre, usando tamburi e percussioni con soggetti ansiosi, ipervigili, depressi, con bassa autostima, deficit di apprendimento ed attenzione, la ricerca scientifica ha dimostrato la possibilità di raggiungere questi obiettivi:

  • contenimento e canalizzazione delle emozioni e degli impulsi più intensi, trasformando specialmente quelle distruttivi in quelli creativi;
  • sviluppo di una modalità relazionale positiva con gli altri;
  • capovolgimento del pensiero “non sono bravo” nella percezione del proprio valore ed efficacia personale;
  • “centratura” e rilassamento psicologico attraverso la proposta di ritmi ripetitivi;
  • sviluppo della capacità di ascoltarsi, identificare emozioni e sentimenti per esprimerli sia verbalmente che attraverso il tamburo;
  • capacità di attenersi al compito assegnato;
  • autocontrollo e pazienza.

Un’altra ricerca scientifica, statunitense, invece, ha dimostrato come: Il corpo “suona” e le proteine vibrano. Riscopriamo ciò che ci hanno sempre detto?

La scoperta di alcuni ricercatori dell’università di Buffalo (USA) porta alla ribalta la sempre maggiore convergenza tra scienza ed informazioni tramandateci da millenni.

Si riscopre che la vibrazione (il suono) è importantissima per le proteine, che in tal modo possono legarsi velocemente ad altre proteine.

La scienza va avanti, e man mano che lo fa, si accorge sempre di più delle verità tramandate dai grandi mistici e guaritori, fin dalla notte dei tempi.

Gli studiosi di fisica dei quanti, da tempo ormai credono che alla base dell’universo materiale esistano delle “stringhe”, le cui vibrazioni creano tutto: dalla materia, alle leggi che la regolano.

Non hanno ancora capito come integrare le loro conoscenze in un unico modello funzionante, la tanto ricercata “teoria unificata”, ma sembrano ormai essere d’accordo che la vibrazione, ovvero il suono, sia il mattone fondamentale delle nostre esistenze. Insomma, a quanto pare, veramente “In principio erat Verbum” (Giovanni 1:1).

Il suono sembra avere influenza anche su scala ben più grande di quella subatomica, come indicano gli studi di Masaru Emoto ed altri.

Ora arriva la notizia di uno studio pubblicato su Nature Communications, i cui risultati dimostrano che le proteine vibrano come campane, che il nostro organismo ha una sua musica, e che questa musica ha un ruolo fondamentale nell’interazione fra le molecole.

Molte scuole misteriche e di medicina alternativa hanno sempre sostenuto che il suono fosse uno strumento importante nei processi di guarigione e di relazione dell’uomo con l’universo.

L’utilizzo dei suoni naturali come mezzo curativo tramite acufeni, mantra, canti sciamanici, terapie con i gong e campane tibetane, assumono tutt’altro aspetto alla luce di queste (ri)scoperte.

Ecco che, piano piano, ciò che per secoli è stato bollato dai razionalisti come “insensato” e non scientifico, trova nuove basi, proprio nella scienza razionalista. 
 
Ecco un articolo de Il Fatto Quotidiano su questa recente scoperta.

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